Negli episodi precedenti: The cash (flow) is the (real) King: il nuovo Codice della Crisi ama la liquidità [S1-EP.1]

The cash (flow) is the (real) King: la chiave è il Controllo

In che senso “la chiave è il Controllo”? Ai sensi del nuovo Codice – il protagonista di questa Serie di articoli -, le piccole e medie imprese dovranno fornirsi di un organo di controllo a partire dal 16 dicembre 2019; tutte le restanti nuove norme, invece, entreranno in vigore a partire dal 15 agosto 2020.
Questi mesi di adeguamento previsti dal legislatore risulteranno fondamentali per le imprese, dando loro il tempo necessario per iniziare ad autovalutarsi e definire anticipatamente lo stato di crisi.
Una volta definito lo stato di crisi, le PMI dovranno intraprendere una di queste due strade: o attrezzarsi per migliorare la propria situazione finanziaria, oppure attivare i processi per dimostrare l’inefficienza degli indici nel loro caso specifico (art. 13 comma 3).

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Quali sono gli indici che suggeriscono la crisi? In base a cosa si stabilisce se un’impresa sta attraversando una crisi oppure no?

È un problema non da poco con cui si sta confrontando il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, perché da esso derivano conseguenze per nulla banali: si stima che, se si utilizzassero i freddi principi utilizzati attualmente dalle banche (gli AQR, Asset Quality Review), circa il 90% delle imprese italiane sarebbe soggetta allo stato di crisi.Segnali di allerta

Secondo Leanus, se si applicassero gli AQR per definire o meno lo stato di crisi, in Lombardia le piccole imprese “in regola” sarebbero appena 146 su 13.357, mentre in Piemonte almeno una piccola impresa su 4 (il 25%) farebbe scattare almeno un segnale di allerta.
Al momento in cui scriviamo (giungo 2019), non vi è certezza sulla data in cui questi indici saranno pubblicati e ufficializzati. Questo, se da una parte sembra far rimandare il problema – come da tradizione nostrana – al più classico degli “a babbo morto”, dall’altra è preoccupante, perché a quel punto il tempo sarà – per forza di cose – ulteriormente ridotto.
E del resto, non è produttivo stare ad almanaccare su i “se” ed i “come” di una decisione: il nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza rappresenta in effetti un passaggio fondamentale della cultura imprenditoriale italiana.

Senza mezzi termini: il nuovo Codice della Crisi d’impresa cambierà il modo di considerare questo tipo di fasi aziendali, ed in particolare di passare da una valutazione “old style” dei bilanci ad un approccio in cui il flusso di cassa è l’architrave e l’indicatore-principe dello stato di salute dell’azienda. E in cui la chiave è il controllo degli indicatori di salute dell’azienda.
Il bilancio 2019 sarà il primo ad essere messo sotto la lente di ingrandimento della nuova norma, e gli imprenditori sono chiamati a prenderne coscienza.

organismo di controllo - la chiave è il controllo

La chiave è il controllo: avere ben chiara (e certificata!) la situazione economico-finanziaria dell’azienda.

Per certi versi, il nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza è un momento di crescita per l’azienda: è un’opportunità  per le PMI italiane di dotarsi (finalmente!) di meccanismi di controllo, utili in primo luogo per gli imprenditori stessi a studiare e comprendere l’efficacia della propria azienda nel produrre flussi di cassa positivi.
Il concetto-chiave del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza è forse rigido, ma sicuramente realista: una azienda è sana se è in grado di generare valore dall’attività operativa.

Perché il legislatore ha intrapreso questa strada? Qual è il fine di tutta l’operazione? Semplice: rendere più competitivo tutto il tessuto imprenditoriale italiano, che ha la sua principale forza economico/produttiva proprio nelle PMI.
Ulteriori vantaggi proverrebbero inoltre da un rapporto facilitato con Banche e altri finanziatori: un ruolo dunque di catalizzatore dell’attività di finanziamento/investimento, con meno rischi di crisi improvvise e inaspettate, minori fallimenti giudiziali e maggior sicurezza per le banche nel  momento di concessione di fidi, prestiti, fideiussioni.

Effetto domino

Con l’approccio del cash flow, infine, alla maggiore tutela delle banche in fase di investimento e prestito si unirà una maggiore chiarezza per tutti i player (gli stakeholders), a tutti i livelli, dello stato di salute dell’impresa: questo dovrebbe ridurre e limitare il pericolosissimo “effetto domino”, che si verifica quando lo stato di crisi improvvisa che colpisce un’azienda, fa “saltare” tutte le altre imprese che vantano crediti nei confronti del fallito.Abbiamo visto verificarsi spesso, negli ultimi 15 anni, questa dinamica disastrosa: fallisce la prima azienda, e di seguito le X altre imprese che aspettavano dalla prima della catena il pagamento di commesse, spesso milionarie.

Con un danno enorme in termini economici, industriali e sociali.

Visualizza: Codice della crisi d’impresa

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